martedì 20 giugno 2017

Quando andrò in pensione ?


In Italia le regole previdenziali sono complicate e cambiano spesso. Dopo la riforma del 2012 l'ultimo ritocco c'è stato con la legge di bilancio 2017: è difficile districarsi da soli. Questo calcolatore permette di determinare in modo semplice la data in cui si matura il diritto alla pensione e quella in cui sarà effettivamente possibile accedervi.


Ma stanno facendo di tutto per non mandarmi in pensione...


Un decreto del governo che sposterebbe l'età pensionabile dagli attuali 66 anni e sette mesi a 67 anni a partire dal 2019. E' questa l'ipotesi alla quale starebbe lavorando il governo per rivedere l'età minima per andare in pensione. Il decreto dovrebbe essere emanato dopo l'estate ed è legato all'aumento della speranza di vita dopo i 65 anni, che si sta allungando sia per gli uomini sia per le donne.

L'indiscrezione ha sollevato qualche critica, a partire dalla vicepresidente di Unimpresa, Maria Concetta Cammarata: "Un eventuale nuovo intervento sulla previdenza - ha commentato - con l'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019 penalizza sia i lavoratori sia le aziende".



lunedì 19 giugno 2017

Che cos'è il debito


Arriva un ricco turista tedesco. Si ferma la sua bella grossa auto davanti all'albergo della città, pone una banconota da 200 euro sul bancone e chiede di vedere le camere disponibili per sceglierne una per la notte. per 200 euro, il proprietario dell'albergo gli dà tutte le chiavi e gli dice di scegliere quella che preferisce.
Non appena il turista è sparito per le scale, l'albergatore prende il biglietto di 200 euro, fila dal macellaio e regola il debito che ha nei suoi confronti.
Il macellaio si reca immediatamente da l'allevatore di maiali al quale deve 200 euro e paga il suo debito.
L'allevatore, a sua volta, si affretta a pagare la sua fattura presso la cooperativa agricola dove acquista gli alimenti per il bestiame.
Il direttore della cooperativa si precipita al caffè e risolvere il suo debito.
Il barista porta il biglietto alla prostituta che gli fornisce i suoi servizi a credito già da un pò.
La ragazza, che occupa a credito le camere dell'albergo con i suoi clienti, deve pagare la fattura all'albergatore e pone il biglietto sul bancone, là dove il turista lo aveva posato in precedenza.
Il turista tedesco scende le scale, e non essendo riuscito a trovare una camere di suo piacimento, raccoglie il suo biglietto e se ne va.
Nessuno ha prodotto niente !!!
Nessuno ha vinto niente !!!
Ma più nessuno ha un debito!!!
Ecco perché, in questo momento, le banche non hanno alcun interesse a prestare denaro.
Le banche si arricchiscono finché siete indebitati !!!


venerdì 16 giugno 2017

50 euro stropicciata


Paolo, con la faccia triste e abbattuta, si ritrovò con la sua amica Carla in un bar per prendere un caffè.

Depresso, scaricò su di lei tutte le sue preoccupazioni… e il lavoro… e i soldi… e i rapporti con la sua ragazza…

Tutto sembrava andar male nella sua vita…aveva l’impressione di valere poco, di aver fallito in molte occasioni.

Carla introdusse la mano nella borsa, prese un biglietto da 50 EURO e gli disse: 
– Vuoi questo biglietto?

Paolo, un po’ confuso, all'inizio le rispose:

– Certo Carla… sono 50 EURO, chi non li vorrebbe? –

Allora Carla prese il biglietto in una mano, lo strinse forte fino a farlo diventare una piccola pallina. Mostrando la pallina accartocciata a Paolo, gli chiese un’altra volta:
– E adesso, lo vuoi ancora? –

– Carla, non so cosa intendi con questo, però continuano ad essere 50 EURO.
Certo che lo prenderò anche così, se me lo dai. –

Carla spiegò il biglietto, lo gettò al suolo e lo stropicciò ulteriormente con il piede, riprendendolo quindi sporco e segnato.
– Continui a volerlo? –

– Ascolta Carla, continuo a non capire dove vuoi arrivare, rimane comunque un biglietto da 50 EURO, e finchè non lo rompi,conserva il suo valore… –

– Paolo, devi sapere che anche se a volte qualcosa non esce come vuoi, anche se la vita ti piega o accartoccia, continui a essere tanto importante come lo sei stato sempre…

Quello che devi chiederti è quanto vali in realtà, e non quanto puoi essere abbattuto in un particolare momento.

Carla mise il biglietto spiegazzato di fianco a lui, sul tavolo, e con un sorriso disse:
– Prendilo, per ricordarti di questo momento quando ti sentirai male o per poterlo usare con il prossimo amico che ne abbia bisogno… però mi devi un biglietto nuovo da 50 EURO. –

Gli diede un bacio sulla guancia e si allontanò verso la porta.

Molte volte nella nostra vita, siamo accartocciati, schiacciati e gettati nel fango da decisioni che assumiamo e situazioni che sopravvengono nelle giornate, e ci sentiamo privi di dignità. Ma non importa cosa è accaduto o cosa avverrà !!!

Non perdete mai il vostro valore agli occhi delle persone che vi amano davvero. Sporchi o puliti, accartocciati o no, voi siete ugualmente preziosi! Siete speciali! Rammentatevelo sempre!


martedì 13 giugno 2017

Caparezza - Prisoner 709


Caparezza attraverso il proprio profilo Facebook ha informato che il nuovo album è programmato in uscita per il 15 settembre e si intitolerà “Prisoner 709”. 

Attualmente il rapper pugliese è a Los Angeles a ultimare il missaggio dell’album con Chris Lord-Alge. 

L’ultima uscita di Caparezza “Museica” risale all’aprile 2014.

Il lavoro straordinario fa male !!!



È la conclusione a cui è arrivata la ricercatrice Marianna Virtanen con i suoi colleghi del Finnish Institute of Occupational Health. Il dato proveniente dal Whitehall II Prospective Cohort Study in cui sono stati arruolati 6.014 impiegati pubblici londinesi tra i 31 e i 61 anni, con lavoro a tempo pieno e non affetti da cardiopatia ischemica. All'arruolamento (tra il 1991 e il 1994) è stato somministrato a tutti i partecipanti un questionario sulle ore lavorative giornaliere. Le domande riguardavano fattori socio-demografici, fattori di rischio cardiovascolare, livello di posti di lavoro al fine di esaminare il rischio associato al lavoro straordinario di 1 ora, 2 ore e 3-4 ore rispetto all'assenza di ore di straordinario (gruppo di controllo). Il follow up medio è stato di 11,2 anni. L'outcome primario era morte per causa cardiaca, infarto miocardico non fatale, angina. Di tutti gli impiegati il 54% non eseguiva ore di straordinario, il 21% riferiva di eseguire circa 1 ora di straordinario, il 15% 2 ore, e il 10% regolarmente 3-4 ore. I lavoratori che hanno riferito lavoro straordinario erano più spesso di sesso maschile, sposati, fumatori, bevevano alcol e di livelli professionali superiori. Essi, inoltre, hanno segnalato più stress psicologico e comportamento di tipo A. I lavoratori che hanno segnalato 3-4 ore di lavoro straordinario hanno presentato un aumento del rischio di morte per malattia coronarica, infarto miocardico non fatale o angina (hazard ratio [HR] 1,60, intervallo di confidenza del 95% [CI] 1,15-2,23), dato non modificato sostanzialmente dopo aggiustamento per fattori di rischio cardiovascolare (HR 1,56; 95% CI 1,11-2,19). Inoltre, è stata osservata una significativa interazione tra autonomia decisionale e lavoro straordinario: soggetti con bassa autonomia decisionale ma più ore di lavoro straordinario avevano un rischio maggiore di eventi cardiovascolari (HR 1,78; 95% CI 1,10-2,89), mentre quelli con una maggiore autonomia decisionale e minore lavoro straordinario hanno avuto un minore del rischio di eventi (HR 1,26; 95% CI 0,77-2,04).


La carenza di personale, reale o fittizia che sia, rappresenta uno dei mali che affliggono molti settori del mondo del lavoro. Una soluzione a cui frequentemente si ricorre per far fronte alle esigenze di servizio è il lavoro straordinario. Uno studio condotto in oltre 6.000 dipendenti pubblici inglesi, di età compresa tra 39 e 61 anni, seguiti nel corso di un follow-up medio di 11 anni, ha dimostrato come il fatto di lavorare 3-4 ore in più al giorno si associ ad un significativo aumento del rischio di cardiopatia ischemica anche dopo aggiustamento per i classici fattori di rischio (1.56 con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 1.11 e 2.19). Chi ha orecchie per intendere...intenda.



Fare un salto di qualità. “In Italia le aziende tendono a fare formazione su salute, sicurezza e stress come adempimento a una legge – spiega Luciana d'Ambrosio Marri –. Il salto di qualità si avrebbe se cominciassero a considerarlo un valore, oltre che un costo”. Un messaggio di questo tipo avrebbe come effetto di produrre comportamenti manageriali e lavorativi consapevoli rispetto alla salvaguardia della qualità della vita. Che cosa fare, dunque? “Le aziende potrebbero mettere in atto politiche di welfare organizzativo – continua –, come i nidi aziendali, il telelavoro, i permessi di paternità, mentre lo Stato dovrebbe creare una rete di servizi territoriali”. In questo modo si avrebbe un beneficio per i lavoratori e, in particolare, per le donne perché, come spiega d'Ambrosio Marri, “potrebbe portare a una redistribuzione dei ruoli nelle famiglie, contribuire al bilanciamento tra vita e lavoro e, perché no, consentire loro di ambire a ruoli manageriali e di responsabilità”.Ma si può dire, allora, che esiste un legame tra sovraccarico di lavoro e depressione? “Esistono studi che dimostrano che una vita complicata, vissuta con scelte di ripiego o rinunce e in cui non c'è bilanciamento tra tempo di vita e tempo di lavoro può scatenare tensioni tra luoghi familiari e lavorativi, stressare le relazioni e diminuire il benessere – conclude Luciana d'Ambrosio Marri –. Quindi si può dire che la fatica di bilanciare questi tempi può generare insoddisfazione nel lavoro e portare a situazioni di disagio e, in alcuni casi, anche di depressione”.


Pubblicità
familiari e lavorativi, stressare le relazioni e diminuire il benessere – conclude Luciana d'Ambrosio Marri –. Quindi si può dire che la fatica di bilanciare questi tempi può generare insoddisfazione nel lavoro e portare a situazioni di disagio e, in alcuni casi, anche di depressione”.

sabato 10 giugno 2017

Il principio della rana bollita.


Il principio della rana bollita.

Immaginate in un pentolone pieno d'acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana.
Il fuoco è acceso sotto la pentola, l'acqua si riscalda pian piano.
Presto l'acqua diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole.
La temperatura sale. Adesso l'acqua è calda, un pò più di quanto la rana non apprezzi.
La rana si scalda un pò tuttavia non si spaventa.
Adesso l'acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova molto sgradevole.
Ma si è indebolita, e non ha la forza di reagire.
La rana non ha la forza di reagire, dunque sopporta. Sopporta e non fa nulla per salvarsi.
La temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita.
Ma se l'acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi.

Ciò significa che quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale sfugge alla coscienza, e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione.

Questa esperienza ci mostra che, quando un cambiamento si realizza in modo lento, sfugge alla nostra coscienza e non suscita – per la maggior parte del tempo – nessuna nostra reazione o opposizione. Un cambiamento lento, cioè un’abitudine che si acquisisce pian piano, rappresenta sempre un potenziale rischio, se non siamo perfettamente vigili sulla direzione che stiamo prendendo.